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Manovra di Bilancio 2026: chi non sfrutta la previdenza complementare rischia di restare indietro

Data pubblicazione: 21 gennaio 2026

Autore: Davide Alacchi

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La Manovra di Bilancio 2026 introduce una serie di cambiamenti di grande rilievo nel sistema previdenziale italiano, toccando sia le pensioni pubbliche sia la previdenza complementare. Dal graduale innalzamento dei requisiti per il pensionamento, fino alla vera e propria rivoluzione nelle prestazioni finali dei fondi pensione, il nuovo impianto normativo apre scenari di maggiore flessibilità per i lavoratori – ma anche alcuni punti di attenzione da monitorare.

Di seguito una panoramica chiara e approfondita di tutte le principali novità.


Aumento graduale dei requisiti pensionistici dal 2027

La Manovra conferma l’adeguamento dei requisiti per la pensione alla speranza di vita, ma introduce un’applicazione graduale degli incrementi. Infatti, si prevede un aumento di 1 mese di contributi in più rispetto ad oggi per chi va in pensione nel 2027 e di 3 mesi per chi va nel 2028.

Sono esclusi dagli aumenti:

  1. lavoratori gravosi
  2. lavoratori usuranti
  3. lavoratori precoci (solo se rientrano nelle categorie precedenti)


Per Forze armate, Polizia e Vigili del fuoco gli aumenti scatteranno solo dal 2028 (1 mese) e dal 2029 (3 mesi).


Aumenta la deducibilità dei contributi al fondo pensione

Dal 2026 il limite massimo di deduzione passa da 5.164,57 € a 5.300 €.

Si tratta di un adeguamento atteso da oltre vent’anni che rende il sistema più moderno e comprensibile per i lavoratori, pur non modificando in modo significativo i benefici fiscali.

La novità si inserisce nel quadro della revisione IRPEF che dal 2026 riduce al 33% l’aliquota per i redditi tra 28.000 e 50.000 €.


Rivoluzione nelle prestazioni finali dei fondi pensione

Come già anticipato nel precedente articolo pubblicato su questo sito, la Legge di Bilancio 2026 riscrive in modo profondo il funzionamento delle prestazioni al pensionamento, con l’obiettivo di rendere più attrattivi i fondi pensione.


La quota di capitale riscuotibile immediatamente passa dal 50% al 60%, mentre il restante 40% continua a essere erogato sotto forma di rendita.

Rimane invariata la possibilità di richiedere l’intero importo in capitale qualora si rientri nelle condizioni già previste dalla normativa vigente.


Inoltre, la riforma introduce nuove modalità di erogazione della prestazione:


a) Rendita a durata definita

È erogata per un numero di anni pari alla speranza di vita residua dell’aderente. Il capitale rimane gestito dal fondo pensione e non viene trasferito a compagnie assicurative.

b) Prelievi flessibili (entro limiti)

L’aderente può effettuare prelievi secondo le proprie esigenze, purché l’importo complessivo non superi quello che avrebbe percepito scegliendo la rendita a durata definita.

c) Erogazione frazionata in un periodo minimo di 5 anni

Simile alla RITA, consente di percepire l’intero montante in un arco temporale relativamente breve.Attenzione: questa modalità presenta una tassazione più elevata, con un’imposta del 20%, riducibile fino al 15%.


Contributo datoriale trasferibile in ogni fondo pensione.

Viene eliminata una parte del comma dell’art. 14 del Dlgs 252/2005 che disciplinava il trasferimento tra diversi fondi pensione. In

precedenza, il lavoratore che desiderava cambiare fondo poteva versare il TFR maturando e l’eventuale contributo del datore di lavoro solo “nei limiti e secondo le modalità stabilite dai contratti o accordi collettivi, anche aziendali”. Di fatto, ciò significava che il contributo datoriale era riconosciuto esclusivamente sui fondi previsti dagli accordi collettivi o aziendali, limitando la possibilità di scegliere soluzioni alternative.

Con la nuova legge di bilancio, invece, diventa possibile trasferire il TFR maturando verso qualsiasi fondo pensione e ottenere il contributo del datore di lavoro anche su forme tipicamente escluse, come i fondi pensionistici aperti o

i piani individuali pensionistici (PIP).


Adesione automatica alla previdenza complementare dal 2026

Dal 2026 entra in vigore l’iscrizione automatica ai fondi pensione per tutti i lavoratori al primo impiego nel settore privato.

In concreto, il nuovo assunto viene automaticamente iscritto al fondo pensione previsto dal proprio CCNL oppure, in alternativa, al fondo con il maggior numero di iscritti presenti in azienda. Contestualmente, il TFR maturando viene destinato al fondo scelto in automatico. Il lavoratore mantiene comunque la possibilità di modificare questa scelta: entro 60 giorni può optare per un diverso fondo pensione compilando il consueto modello TFR2.



Conclusioni

Le novità introdotte dalla Manovra 2026 avranno impatti significativi sia sulle scelte personali dei lavoratori e confermano quanto la previdenza complementare sia ormai un pilastro indispensabile per garantirsi una pensione adeguata. La maggiore flessibilità e portabilità offerte dalla riforma ampliano le opportunità per i lavoratori, ma rendono ancora più importante fare scelte consapevoli. Per questo è fondamentale affidarsi a un consulente qualificato, capace di orientare tra regole, strumenti e impatti fiscali, trasformando le nuove disposizioni in un reale vantaggio per il proprio futuro previdenziale.


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